Il nostro viaggio in Polinesia (con consigli utili)

🌸 Ia Ora Na 🌸

E’ arrivato il momento di raccontarvi la seconda parte del viaggio di nozze di Cinzia (io) e Gian che, dopo una decina di giorni passati in giro per l’Ovest degli Stati Uniti, sono volati in quel posto che molti definiscono il paradiso, la meta irraggiungibile, il sogno della vita… Insomma, la Polinesia.

Premetto che non era il mio sogno andare in Polinesia. Io volevo l’America (e l’ho avuta). Però poi mi son detta “beh, già che siamo là… quando ci ricapita? Ma mai assolutamente… ok, attacchiamo un po’ di Polinesia agli USA e via!” E così abbiamo fatto.

Non ero neanche molto preparata su questa zona di Mondo, a dir la verità. Ci sono talmente tante isolette che quando Anita (la nostra agente di viaggio dell’epoca) mi ha chiesto quale avremmo voluto visitare sono rimasta spiazzata! Ma poi mi son messa a studiare. E ora vi racconto tutto, sperando che possa tornarvi utile qualche informazione.

 

Le isole della Polinesia

LA POLINESIA FRANCESE

 

La Polinesia Francese si trova nella zona est del Sud Pacifico, tra l’Equatore e il Tropico del Capricorno, disseminata su 4 milioni di chilometri quadrati di oceano (praticamente grande come l’Europa)! La Polinesia è composta da 5 arcipelaghi, che ora andremo a vedere nel dettaglio, per un totale di 118 isole/atolli:

Isole della Società: Tahiti (l’isola parigina), Moorea (l’isola tranquilla), Bora Bora (l’isola diva), Huahine (l’isola dei “marae”), Raiatea (l’isola sacra), Tahaa (l’Isola di vaniglia), Maupiti (l’siola dei re). Tahiti è la più grande delle isole polinesiane e ospita Papeete (dove io e Gian ci siamo fatti il tatuaggio. Non ci credere? Leggete qui!), la capitale amministrativa.

Caratteristica di queste isole sono le montagne vulcaniche, i fiumi e le cascate, le vallate profonde coperte di felci e di fiori, le piantagioni di palme da cocco, i villaggi dalle casette di bambù e un verde che dà ancora maggior risalto all’azzurro del mare.

Isole Tuamotu: Rangiroa (il cielo senza fine), Manihi (la laguna delle perle nere), Fakarava (la laguna incontaminata), Tikehau (l’isola dei pesci). Tuamotu è il più esteso arcipelago polinesiano. E’ chiamato anche “arcipelago basso” perché le sue isole emergono soltanto di pochi metri sulla superficie del mare e sono circondate da barriere coralline raramente interrotte da “passes”.

La vita su questi atolli, manco a dirlo, è fatta di cose semplici e i suoi abitanti vivono in simbiosi con il mare.

Isole Marchesi: Nuku Hiva, Hiva Oa, Ua Huka, Ua Pou, Fati Hiva, Tahuata. Si ergono come fortezze caratterizzate da una magnifica vegetazione e montagne scoscese. Anche loro sono isole vulcaniche e non offrono moltissime spiagge.

Erano abitate da tribù bellicose dedite al cannibalismo e per questo motivo a lungo ignorate dai colonizzatori occidentali.

Isole Australi: Rurutu, Tubuai, Rimatara, Raivavae, Rapa. Isole selvagge dai rilievi dolci. Luogo d’incontro delle balene megattere da luglio a ottobre.

L’arcipelago ha dato vita ad alcune tra le più interessanti espressioni d’artigianato della Polinesia Francese. L’arte dell’intreccio è la principale e raggiunge il suo apice nella creazione di cappelli, borse e tovaglie realizzati con fibre di cocco, pandano e “aeho”, il giunco delle Isole Australi.

Isole Gambier: dette anche il minuscolo arcipelago. E’ costituito dall’isola alta di Mangareva e dalla sua cintura di isolotti.

 

Io e Gian, dopo aver ascoltato i consigli di Anita, abbiamo deciso per la classicissima Bora Bora e per la meno classicissima Tikehau.

 

🐟 Bora Bora 🐟

Già dall’oblò dell’aereo si capisce che ne è valsa la pena! Quindi, maeva (benvenuti)!

Al centro di una sterminata laguna turchese galleggia uno smeraldone appuntito, residuo di un antico vulcano. Atterrando all’aeroporto di Motu Mute (che cavolo di lingua… bellissima!) si ha la sensazione di essere arrivati in un mondo a parte, un mondo azzurro, in un mondo incantato.

 

 

In aeroporto siamo stati “smistati” su varie barche, tipo “quelli del St. Regis di quaaaa“, “quelli dell’Hilton di làààà“, “per il Four Season aspettare un attimoooo” e così via. Noi andavamo all’Hilton, precisamente al Conrad Bora Bora Nui. Riguardando ora la fotogallery posso dire che è veramente figo! Caruccio eh… caruccio non nel senso estetico, perchè vi ho appena detto che è figo. Caruccio nel senso che ho provato ora a fare un preventivo su Booking per una settimana a luglio e la camera più “scabeccia” costa 5.176 euro mentre la villa con piscina (che poi a cosa ti serve la piscina in Polinesia) ne costa 16mila e qualcosa. Va beh, tanto ci son già andata!

 

 

Però, spettate n’attimo: qui c’è qualcosa che non va. Caruccio un bel niente. Sono sette anni che vivo pensando di aver fatto una settimana in Polinesia, in un hotel da “sceicco” e invece scopro solo ora che ho soggiornato nella peggior bettola di Bora Bora?! Ma stiamo scherzando? Ecco perchè quelli che salivano sulla barchetta del Four Season ci guardavano con compassione… ora capisco tutto… e ma cari miei… io i vostri nomi li ho letti sulle etichette dei bagagli, eh… io vi vengo a cercare eh…

Perchè sono così indignata? Pensavo che il nostro Hilton fosse tra i “top di gamma” e invece scopro che una settimana al St. Regis costa fino a 32mila euro 😱 Ma c’è di più. Una settimana al Four Season, aprite le orecchie, in villa privata con piscina, costa la bellezza di 140mila euro. Ho detto centoquarantamilaeuro (ma colazione inclusa) 😱😱😱.

No vabbeh… Cara la mia Paris… stai finendo sul lastrico anche tu mi sa. Comunque, ragazzi, scherzo eh! Il nostro Hilton era davvero bello!

 

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Si, bello davvero. Lo scenario in Polinesia è proprio come lo immaginavo: spiagge bianchissime, casette sull’acqua, palme e tiarè in ogni dove. Si, forse ne è valsa la pena. Passare intere giornate sdraiati al sole, senza fare nulla, cercando di immagazzinare più immagini possibili, quelle immagini che poi ti porti a casa, che non sono come le foto. Le foto non rendono mai abbastanza. Quello che conta sono i ricordi.

Peccato che a quei tempi non ci fosse ancora l’usanza di fotografare i piatti prima di mangiarli. Avrei una fotogallery di cibo stupenda! Pensate che proprio a Bora Bora, abbiamo mangiato i primi dolci dentro le arbanelle, precisamente il budino al basilico, una bontà! Era tutto buono in realtà, particolare ma buono!

Ma vogliamo parlare dei tramonti? No, meglio guardare qualche foto perchè a parole non saprei raccontarli:

 

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Nessuna foto del mondo può rendere l’idea. Siamo stati 4 giorni a Bora Bora, ma ogni volta, ogni tramonto, era diverso, unico, magico. Io c’ho un po’ la fissa dei tramonti, lo so, ma potete darmi torto?

Quei quattro giorni sono passati in fretta, tra spiaggia mare cibo e una gita in “centro”! Ora si volta verso le Tuamotu…

 

 

🦈 Tikehau 🦈

E’ un atollo circolare con una laguna di 26km di diametro. Jacques Cousteau considera questo atollo il più ricco di pesci (confermo, mi hanno pizzicato mille volte). Questa laguna è formata da una serie di motu (isole) con spiagge bianche e rosa. È una piscina naturale! Luogo ideale per fare immersioni e snorkeling! Ma occhio, ci sono anche gli squali

 

 

Qui abbiamo soggiornato al Tikehau Pearl Beach Resort, all’epoca forse l’unico resort del motu. Molto carino, ma veramente zero cose da fare. Il divertimento più grande era tirare il pane agli squali!

 

 

Più piccolo rispetto all’Hilton di Bora Bora, molto silenzio (troppo silenzio) ma bello. Avevamo una casetta overwater con una scaletta che dal terrazzo scendeva direttamente in mare… non vi sto manco a dire la felicità di Gian… a volte si infilava maschera e pinne e ciao, andava via per ore!

 

 

Anche qui ci siamo siamo stati 4 giorni. Un giorno in più, forse, non avremmo resistito! Bellissimo, eh, per carità. Ma ne venivamo da Las Vegas, capite?!

 

 

Dopo il soggiorno a Tikehau ci aspettano un paio di giorni a Thaiti, giusto per prepararci al rientro in Italia. Di Thaiti, non so perchè, ma non ho foto, però posso raccontarvi qualcosa ugualmente.

Thaiti è l’isola meno “spiaggiosa” della Polinesia. C’è solo una spiaggia, di quelle bianchissime, intorno a Punaauia ma a farle da contorno ci sono grandi scogliere scure e un po’ inquietanti! Thaiti è tanto “occidentalizzata”, troppo… ma mai quanto Papeete.

Papeete è definita da molti la brutta copia dell’Europa, piena di negozi, centri commerciali, alberghi, ristoranti, barconi ormeggiati. C’è molto traffico nelle strade del centro e l’odore che si sente non è quello dei tiarè e della vaniglia, ma dello smog.

Merita una visita, però, il mercato: le Marché di Papeete per la precisione! Niente a che vedere col mercato del mercoledì che fanno sotto casa vostra, eh!

E’ lì dal 1989 ed è’ un centro storico, culturale e sociale per gli abitanti locali. Tutti i giorni, dalle 4 del mattino l’atmosfera di questo luogo popolare si anima con gli agricoltori, i pescatori, gli artigiani che mostrano e vendono i loro prodotti.

Si può comprare davvero di tutto: dal piccolo souvenir agli oggetti dell’artigianato locale; dalla frutta alla carne; quadri ad olio e i famosissimi parei. E poi, come vi dicevo prima, se salite al piano superiore, potete anche farvi fare un tatutaggio!

 

Dopo questa decina di giorni trascorsi in questo paradiso è giunta l’ora di tornare a casa. Il viaggio è lunghissimo, ragazzi. Non so quantificarvi esattamente il tempo necessario ma io e Gian abbiamo fatto un calcolo: da quando siamo partiti dall’hotel di Thaiti a quando siamo atterrati a Malpensa, sono trascorse 36 ore. Io non capivo più che giorno era!!

Volete sapere se tornerei in Polinesia? No.

Volete sapere se vi consigliere un viaggio in Polinesia? Si, ma non più di una settimana e solo se lo “attaccate” a qualche altra meta.

 

CONSIGLI UTILI

 

Quindi, se avete intenzione di fare un salto dall’altra parte del mondo vi lascio alcune info generali per arrivare preparati:

  • per andare serve, naturalmente, passaporto valido e biglietti di ritorno a non più di 90 giorni. Ma io dico, chi è che sta in Polinesia per più di tre mesi?!
  • non serve alcuna vaccinazione (tranne che quella contro gli snob che soggiornano al Four Season)
  • l’acqua è solitamente potabile. In bottiglia vendono Evian e Perrier, ma tanto vale bere del Krug! Se siete fortunati trovate anche l’Eau Royale, alla portata di tutti!
  • carte di credito ampiamente accettate (mi sembra il minimo, dato che serve la carta di credito anche per bere un po’ d’acqua)
  • sono indietro di 11/12 ore rispetto all’Italia
  • sole tutto l’anno con due stagioni principali: da novembre a maggio caldo-umido; altri mesi fresco-secco
  • l’abito ufficiale è il pareo (fanno anche dei mini-corsi per insegnarti le più svariate tecniche di “addobbo”. Ti si aprirà un mondo!) ma portatevi un maglioncino per la serata
  • mettere in valigia: tanto spray anti nono (moscerini), maschera, pinne e scarpette di gomma (sono brutte, lo so. Ma se poi vi tagliate un piede  su un corallo o se vi morsica un pesce pietra, non dite che non vi avevo avvertito)
  • questione mance: nelle isole maggiori i resort dicono più o meno così: non fanno parte del nostro costume ma se proprio volete lasciarla, lasciatela. Nelle isole minori, invece, sono più categorici e dicono così: le mance in Polinesia non esistono. Grazie per rispettare questa usanza locale. Se lasciate la mancia vi daremo in pasto ai cannibali, che da qualche parte ci sono ancora, aggiungo io!

 

Ora non vi resta che partire. Se avete bisogno di altre info chiedetemi pure, sarò felice di raccontarvi tutto!

Intanto vi saluto così:

Ia Haiti To Oe Tere, Parahi Oe, Mauruuru Oa,

Cinzia

 

 

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