Wanderlust. Malattia o ossessione?

Wanderlust: parola di origine tedesca. Traduzione: passione di vagabondare.

A voi capita mai di dire “oggi partirei per qualsiasi destinazione” oppure “basta, vado all’aeroporto e prendo il primo aereo che trovo“? A me si. Oggi poi la mia giornata lavorativa è iniziata male e proseguirà peggio, quindi… ho anche tre navi a 100 metri da me e salirei su una a caso.

A parte la giornata no che può capitare, questa voglia irrefrenabile di partire, di scoprire nuovi angoli di Mondo, di conoscere nuovi luoghi e culture, di parlare solo e sempre di viaggi, ha un nome: si tratta della sindrome di wanderlust o malattia del viaggiatore che dir si voglia.

Forse, più che una malattia si può definire un’ossessione. Si, perchè la malattia la curi, l’ossessione te la tieni. E ci convivi. E pure chi ti sta accanto impara a conviverci, con te e con la tua fissa.

 

 

E va beh, ragazzi, ognuno ha la sua eh! Io, che ho sta fissa e ne sono cosciente, conosco persone che sono seriamente ossessionate da cose tipo borse, vestiti, scarpe… Facciamo l’esempio di mia sorella (senza far nomi): lei compra, compra di tutto, sempre. E a me va anche bene, perchè poi mi arriva con una maglia o dei jeans che ha casualmente trovato nell’armadio ma non si ricordava di aver comprato e me li regala!

A suo figlio (che non ha ancora due anni) ha comprato ben 4 (e dico quattro) passeggini. Lei nega, ma secondo me li ha comprati per abbinarli all’abbigliamento dell’infante.
Ecco. Non ho ancora capito se mia sorella è malata o ossessionata, ma di certo qualche problema ce l’ha. Questo è sicuro.

MA COME RICONOSCERE LE PERSONE AFFETTE DA WANDERLUST?

Beh, abbiamo sempre questo desiderio viscerale di andare. Passiamo il tempo libero a cercare i voli più convenienti, le offerte migliori, per poi prenderle al volo e partire. Siamo convinti che i soldi spesi in viaggio siano i soldi spesi meglio nella vita. E poi ci sono dei segnali, chiarissimi, che vi fanno capire che avete a che fare con un wanderluster:

 

  • amiamo i mappamondi e le carte geografiche (qualcuno se li tatua anche)
  • quando entriamo in libreria ci dirigiamo subito nella zona viaggi
  • i preferiti sul nostro pc sono tutti siti inerenti ai viaggi
  • a Natale, come regalo, vorremmo ricevere un viaggio
  • al compleanno, come regalo, vorremmo ricevere un viaggio
  • la valigie sono sempre a portata di mano
  • non concepiamo che esista gente a cui non frega niente di viaggiare

 

E comunque non è tutta colpa nostra. La colpa è del DNA. Si, perchè se nel tuo DNA c’è il gene DND4-7R sarai particolarmente felice ogni volta che intraprenderai un nuovo viaggio. E non lo dico io, lo dice uno studio pubblicato su una rivista scientifica di alto livello che si chiama Evolution and Human Behaviour.

Quindi fatevene una ragione. Siamo solo geneticamente modificati. Geneticamente migliorati, oserei dire. Perchè viaggio è sinonimo di felicità. Avete mai visto qualcuno triste perchè deve andare alle Maldive? Io, sinceramente, no.

Tornando a me, alla mia giornata no, oggi partirei. Oggi, più del solito, vorrei andare a New York. Perchè New York non ti fa domande, non le frega niente di come stai o di cos’hai. Lei ti accoglie e ti rende parte di sè in un secondo. Quando sei a New York non puoi sentirti turista. Io a New York mi sento a casa.

 

Io e Gian a Times Square

 

Vi abbraccio,

Cinzia

 

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